Cosa succede su Anticitera 20/02/2020

Oggi proponiamo ai lettori di Anticitera la seconda uscita della rubrica Vite perpendicolari, questa volta dedicata a due campioni mondiali di scacchi, e curata da Alessandro Della Corte. Crediamo infatti che il paragone possa essere interessante per sviluppare alcune riflessioni sui rapporti  tra gioco e sport e tra cultura specialistica e cultura condivisa. Il secondo contributo che proponiamo è un’ampia e circostanziata recensione di Francesca Romana Capone al libro di David Reich, Chi siamo e come siamo arrivati fin qui. Il DNA antico e la nuova scienza del passato dell’umanità, recentemente tradotto in italiano. Il libro riprende, tra gli altri, il tema dell’analisi della varietà umana e dei problemi che essa pone, che abbiamo già affrontato su Anticitera. Infine, nella sezione Raccolte di Testi presentiamo un breve estratto da un libro di Christopher Lasch che ha il merito di inquadrare con una certa lucidità il dibattito americano di qualche decennio fa sulla cultura di massa, fornendo a nostro avviso alcune prospettive utili ancora oggi.

 

Vite perpendicolari – II

Le analogie possono essere uno strumento comunicativo estremamente efficace. Lo sapeva bene Plutarco, che cercò di dipingere, nelle sue Vite Parallele, un’improbabile similitudine fra il suo nativo mondo greco e quello romano che lo aveva adottato. Ma forse ancor più istruttivi delle analogie sono i contrasti. Particolarmente interessanti, ad esempio, sono gli elementi di contrasto nelle vite di persone che, per i motivi più vari, possono essere sensatamente messe a confronto. In questa rubrica vogliamo appunto raccontare storie di uomini e donne più o meno noti e importanti che, a partire da rilevanti elementi condivisi, hanno conosciuto destini molto diversi.

Emanuel Lasker e Magnus Carlsen

di Alessandro Della Corte

 

 

 

 

Nel suo libro del 2007 How life imitates chess, Garry Kasparov sostiene (fin dal titolo volutamente provocatorio) che gli scacchi sono molto più di un semplice gioco e che la loro ricchezza può insegnare molto anche fuori dalla scacchiera. Kasparov si concentra soprattutto sulla dimensione individuale, cercando di tradurre la sua pluridecennale esperienza di scacchista di vertice in consigli utili all’affermazione personale. Ma il parallelo tra scacchi e realtà può spingersi molto più in là. L’evoluzione storica del gioco e della sua percezione sociale ne fanno infatti uno specchio sorprendentemente fedele, e per certi versi illuminante, della cultura coeva [1]. Le vite perpendicolari che consideriamo in questo articolo, quelle di due campioni mondiali di scacchi vissuti a più di un secolo di distanza, sono interessanti proprio per questo.

Continua a leggere “Vite perpendicolari – II”

Recensione a “Chi siamo e come siamo arrivati fin qui. Il DNA antico e la nuova scienza del passato dell’umanità” di David Reich

di Francesca Romana Capone 

Premessa

Nei primi anni ’90, Luigi Luca Cavalli Sforza, assieme a Paolo Menozzi e Alberto Piazza, pubblicava il fondamentale saggio Storia e geografia dei geni umani, che raccoglieva decenni di studi gettando le basi della moderna antropologia genetica. A distanza di meno di trent’anni, un suo giovane allievo, David Reich, ci mostra in Chi siamo e come siamo arrivati fin qui come il progresso nelle tecnologie di sequenziamento del genoma e la possibilità di studiare DNA antico abbiano in parte rivoluzionato le conclusioni tratte dal maestro.

Continua a leggere

 

 

Cosa succede su Anticitera 16/12/2019

Proponiamo oggi ai lettori di Anticitera quattro nuovi contenuti.

Nel primo, Stefano Isola cerca di andare oltre la superficie dei tipici dibattiti pubblici su scuola e ricerca per mettere in evidenza alcuni fenomeni degenerativi del tutto macroscopici, ma solitamente oscurati dalla forma stessa di tali dibattiti, contenuta entro un orizzonte predefinito di termini e significati possibili.
L’articolo di Edoardo Gianfagna affronta, a partire dal recente Almanacco della scuola pubblicato da «MicroMega» (5/2019), il delicato tema del riformismo che ha febbrilmente interessato la scuola italiana negli ultimi decenni.
Il pezzo di Alessandro Della Corte riflette sull’ambivalente rapporto che lega le élites culturali, economiche e politiche alle classi subalterne.
Infine l’articolo di Marco Grimaldi prende posizione su un recente dibattito sulla presunta narcolessia di Dante Alighieri per suggerire alcune riflessioni di carattere generale sul rapporto tra scienze e cultura umanistica.

Scuola, ricerca e altri spettri

di Stefano Isola 

Può apparire stupefacente che nella gran parte delle discussioni pubbliche correnti su temi come scuola e università, e in generale sull’istruzione di massa, o sulla ricerca scientifica e la sua rilevanza sociale, si proceda quasi invariabilmente nascondendo dietro una cortina di connessioni e dettagli secondari, quando non elusivi, il fatto che l’oggetto stesso del discorso è qualcosa che, in quanto tale, fondamentalmente non funziona più, compiendo così, come ha scritto Edoardo Gianfagna, un atto di omertà di fronte al fallimento della nostra cultura.

La cortina fumogena raggiunge poi livelli inquietanti quando si proclama con compiacimento l’avvento di una sedicente “società della conoscenza” – concomitante all’esplosione delle tecnologie della comunicazione – tacendo del tutto i processi degenerativi che pure si palesano con crescente brutalità agli occhi di chiunque abbia a cuore la vitalità, e dunque la sopravvivenza, della cultura umana. E non parliamo soltanto dell’ignoranza e dell’analfabetismo funzionale dilaganti ovunque, e in modo particolare nel nostro paese, ma anche dei processi di trasformazione più o meno silenziosi che hanno investito le istituzioni fondamentali della trasmissione e della produzione della cultura, modificandole profondamente: se la scuola era un’oasi di tempo improduttivo, ora sta tramutandosi in un’appendice del sistema globale di produzione e consumo delle merci, come testimoniato tra le altre cose dal lessico economicistico, dalle pratiche d’insegnamento improntate all’intrattenimento e all’“innovazione” incessante, dalla scuola-lavoro, etc.; analogamente, se nell’università e nei centri di ricerca fino a qualche tempo fa si manteneva viva la dimensione della libera indagine intellettuale – la quale se anche stimolata da problemi concreti procede combinando metodo ed inventiva, con ampio margine d’imprevedibilità riguardo agli esiti –, oggi il termine “ricerca” significa perlopiù gestione di risorse per la messa in atto di protocolli standardizzati e finalizzati ad obiettivi specifici assegnati in partenza.

Continua a leggere “Scuola, ricerca e altri spettri”

Educare a tutto

di Edoardo Gianfagna

Ha fatto parecchio rumore il caso del docente che ha apostrofato con violenza i propri studenti che avessero osato partecipare ad una manifestazione organizzata per avversare un certo partito politico, promettendo di rendere la loro vita scolastica un inferno. Tra le molte voci indignate spiccano quelle del ministro dell’istruzione, il quale ha chiesto la verifica dei fatti e la «sospensione immediata»; e quella della vice-ministro, che ha dichiarato che «nessuno può essere discriminato per le proprie idee, tantomeno nella scuola» [1].
Pure io ho trovato deplorevole l’accaduto. È ovvio che l’avrei trovato deplorevole anche se il docente avesse parteggiato per un partito del fronte opposto. Anzi – quantunque il pessimo clima politico sia un tutt’uno con l’inciviltà di troppi italiani – giungo a credere che le persone pronte a denunciare la sfrontatezza di questo tipo d’abuso sarebbero state ugualmente numerose.

[1] Ansa.it (Emilia-Romagna), 25 novembre 2019, ore 12.59

Continua a leggere

Schiavitù senza padroni

di Alessandro Della Corte

Qualche tempo fa sono capitato su un articolo divulgativo che parlava di un recente esperimento di fisica fondamentale[1]:

Prendete un pallone. Da calcio, da basket, da pallamano; non importa. Sparatelo con un cannone e riprendete la scena con telecamere ad altissima definizione. […] Ora è il momento di fare un passo in avanti: rimpicciolite il pallone fino a farlo diventare un oggetto quantistico (un elettrone, un fotone; non importa) e ripetete l’esperimento con un mini-cannone e una mini-telecamera. Vi accorgerete che le cose cambieranno parecchio. Senza tirarla troppo per le lunghe, non riuscirete più a concludere la misura come prima. Perché la vostra mini-telecamera perturberà irrimediabilmente la traiettoria del mini-pallone, diventando di fatto parte integrante e attiva dell’esperimento. […] Piccola pausa: cosa vuol dire entangled? Il termine entanglement, che non ha una precisa traduzione italiana, definisce un bizzarro (l’ennesimo) fenomeno quantistico in cui due o più particelle sono intrinsecamente collegate tra loro in modo tale che le azioni o le misure eseguite su una di esse abbiano effetto istantaneo e irreparabile sulle altre. Con questo in mente, torniamo all’esperimento.

Eccetera, eccetera. Testi di questo tipo mi deprimono. Non perché l’esempio scelto (abbastanza a caso) sia particolarmente cattivo nel suo genere; si trovano facilmente cose molto più invereconde. Il mio problema è il genere stesso, e in particolare lo stile tipicamente usato. Si avverte l’ansia, il terrore che il lettore si spaventi, o peggio ancora si annoi e smetta di leggere. Lo si percepisce dal periodare convulso, dall’abbondanza di espressioni tipiche del parlato che dovrebbero dare sollievo tra una parola difficile e l’altra, dai grassetti distribuiti generosamente e un po’ a caso. Si può sentire tra le righe l’implorazione: leggete ancora almeno un po’, non aprite un’altra scheda, arrivate, ve ne prego, al prossimo punto fermo, al prossimo grassetto. Il risultato è un testo che sembra scritto per un lettore stupido, distratto e psicologicamente immaturo, e ciò nonostante si pone rispetto a quest’ultimo in posizione disperatamente subalterna.

Continua a leggere “Schiavitù senza padroni”

Il ritorno di Dante narcolettico

di Marco Grimaldi

1. Fino a qualche tempo fa avrei detto che in Italia il prestigio della scienza fosse in crisi. Lo pensavo soprattutto leggendo le invettive contro i “professoroni”, riflettendo sul successo di programmi come Voyager o meravigliandomi per la diffidenza verso i vaccini o la diffusione del terrapiattismo. Ma più temibile del disprezzo per la scienza, e non necessariamente contraddittorio con esso, è lo scientismo.

All’inizio del 2016 aveva avuto una certa risonanza una notizia apparsa su la Repubblica online, che il 15 febbraio titolava: Dante Alighieri era narcolettico, un nuovo studio conferma la tesi. Il quotidiano dava conto di una ricerca, pubblicata sulla più importante rivista internazionale di neurologia clinica da un gruppo di studiosi dell’Università di Zurigo, secondo la quale Dante avrebbe sofferto di narcolessia. La tesi non era nuova. L’aveva già sostenuta nel 2013 Giuseppe Plazzi, professore di Neurologia all’Università di Bologna, rielaborando un’idea un po’ diversa espressa – con più cautela – prima da Claudio Giunta in un commento alle poesie dantesche e poi da Marco Santagata in una fortunata biografia del poeta: Dante avrebbe descritto in alcuni passi della sua opera i sintomi dell’epilessia.

A me la tesi della narcolessia pareva e pare ancora priva di fondamento. Pensavo fosse acqua passata e mi accorgo invece che gode di un certo credito e che ha compiuto una parabola molto curiosa: espressa da studiosi di letteratura, apparentemente comprovata dagli scienziati, torna agli umanisti non più come un’ipotesi ma come un dato di fatto col “bollino di garanzia della scientificità”.

Continua a leggere “Il ritorno di Dante narcolettico”

Cosa succede su Anticitera 15/09/2019

L’uscita di oggi si concentra su due temi delicati ma centrali per la vitalità culturale del nostro tempo: da una parte quello della trasmissione della conoscenza e della sua messa in discussione da parte del pedagogismo imperante, tema affrontato in un saggio di Edoardo Gianfagna. Dall’altra quello, solo apparentemente più circoscritto, dei criteri di valutazione della ricerca basati sugli indici bibliometrici, ovvero dei meccanismi oggi preponderanti di vaglio e quotazione automatica delle produzioni culturali. A quest’ultimo aspetto, sul quale contiamo di tornare più diffusamente su Anticitera,  è dedicato un contributo di Alessandro Della Corte e Lucio Russo, che a sua volta prende spunto da altri interventi critici apparsi di recente.

Arricchiamo infine queste proposte con la condivisione di un breve ma combattivo discorso di Alessandro Barbero sulle recenti vicissitudini della scuola italiana: https://www.youtube.com/watch?v=AjVs2F3nhz0

Misurare la ricerca

di Alessandro Della Corte e Lucio Russo

Il problema di valutare in modo efficace la qualità della ricerca scientifica è ormai avvertito con crescente consapevolezza, e l’adeguatezza dei criteri puramente bibliometrici è stata sottoposta a critiche numerose e variegate. Si tratta di una questione cruciale, le cui ricadute sul “mondo reale” sono ovviamente ancora più importanti degli ingombranti effetti sulla vita lavorativa di chi fa ricerca. La questione meriterà quindi certamente un intervento più articolato su Anticitera, mentre in questo breve contributo vogliamo semplicemente fare qualche considerazione sulla base di un recente studio di Alberto Baccini, Giuseppe De Nicolao ed Eugenio Petrovich (Citation gaming induced by bibliometric evaluation: A country-level comparative analysis) pubblicato su Plos One [1] e ripreso da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 12 settembre [2] e dagli stessi autori su Roars [3].

Continua a leggere “Misurare la ricerca”