La scienza è diventata il mistero per eccellenza (Simone Weil)

Si tratta della (seconda parte di una) recensione dell’opera Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin (del 1909) redatta da Simone Weil nel novembre 1933 per la rivista francese 
La Critique Sociale. 

traduzione italiana

Riportiamo  qui sotto anche la versione completa della recensione

versione completa (in francese)

One thought on “La scienza è diventata il mistero per eccellenza (Simone Weil)”

  1. Molto stimolante! La scienza che in una specie di eterogenesi dei fini (ma infatti a causa di una distorsione sociale, di un suo uso strumentale) si tramuta nel suo contrario.

    Sicuramente ricorda a tutti che dobbiamo evitare di considerare la scienza quello che non e’ (e nello specifico motiva gli scienziati a superare per quanto possibile gli ostacoli che ci sono nella comunicazione, gli insegnanti a cercare di ricostruire i percorsi invece di limitarsi a parlare, i politici a capire di come valutare la scienza per il bene comune, i cittadini a esercitare il senso critico).

    Pero’ e’ altrettanto evidente che non devo capire come funzionano i circuiti di un telefonino, il motore di un’automobile o la distribuzione della corrente elettrica per poterli usare, sebbene questi siano tutti preziosi frutti della scienza, e non e’ certo inutile conoscere alcuni principi su cui si basano.

    Quindi, di quale scienza si parla in questo stimolante intervento? Se non ho equivocato, si parla proprio della scienza di frontiera, di quel tipo di discussioni che origina quando gli scienziati non hanno le idee chiare. Ma allora, come pretendere che le cose siano comprensibili, senza commettere abusi di autorità?

    A me sembra che se invece di sporgersi sempre verso l’oscurità ci si proponesse con maggiore determinazione di fare luce dove se ne puo’ fare, noi, come nazione democratica, ne avremmo solo vantaggi. Invece di pretendere che gli studenti e i nuovi arrivati capiscano quello che non si capisce ancora, se ci si riproponesse piu’ modestamente di rendere accessibile quello che si e’ capito, e se si lavorasse per continuare ad asserirne il valore, per vedere come usarlo, non credo che faremmo niente di male; anzi!

    E magari eviteremmo di parlare di cose che eccitano l’immaginazione, creano l’immagine di una scienza misteriosa, e di conseguenza possono portare agli effetti nefasti che tutti conosciamo e che Simone Weil ha chiaramente intravisto prima di molti. Faccio solo un esempio: e’ opportuno parlare di fisica delle particelle al liceo, invece di fare capire cosa sono (come si usano) le onde elettromagnetiche? E’ ragionevole pretendere che senza dare una dimostrazione di un teorema (o almeno un argomento di plausibilità) una persona possa trovare interessante i risultati della matematica?

    A mio avviso, negli stessi anni di Simone Weil diceva molto bene il nostro Vito Volterra:

    Due fatti ho voluto mettervi contemporaneamente dinanzi agli occhi: l’avvicinamento tra il pubblico e gli uomini di scienza, dovuto allo stato d’animo che nell’uno e negli altri ingenera il sentimento scientifico dominante nel mondo odierno; e la grande crisi che agita oggi tanti rami del sapere. All’uno ed all’altro di essi corrispondono nuovi bisogni della umana societa’, bisogni cui ogni paese civile deve soddisfare se non vuole che si arresti o languisca la propria vita intellettuale e che si inaridiscano le fonti della propria prosperita’

    (tratto da Il momento scientifico presente, in Rivista di Scienza – Vol. II, p. 225, 1907).
    Che pena a misurare quanta differenza ci sia tra queste parole e quelle, vuote prima ancora che false, che di li a pochi anni si sarebbero usate per parlare di scienza – proprio nella nostra patria.

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