Cosa succede su Anticitera – 15/12/2020

La storia come chiave per comprendere la pandemia


di Francesca Romana Capone


Per orientarci nella pandemia attuale, più che i numerosissimi “instant book” pubblicati a tempo di record, possono essere utili letture legate a malattie del passato e, comunque, edite prima dell’emergere del COVID-19 che, necessariamente, ha mutato lo sguardo sul problema.
Vedremo, allora, quanto l’efficacia dell’azione sanitaria sia connessa ad aspetti legati alla politica, alla comunicazione, alla fiducia e, in ultima istanza, alla capacità di comprendere i limiti stessi della nostra conoscenza.

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L’ultima volontà del mercato

di Marco Grimaldi

1. La filologia dovrebbe porsi come obiettivo di ricostruire e interpretare correttamente i testi, letterari e non. Questo compito consiste talvolta nel riscoprire e nel riproporre il raro, l’antico e tutti i documenti che appaiono significativi per ragioni storiche; ma in genere sta soprattutto nel restituire ai lettori un testo il più vicino possibile all’originale, cioè, fino a prova contraria e quando non ci siano dubbi sulla natura di tale volontà, quello che si ipotizza corrispondere all’ultima volontà dall’autore.

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La rivincita della Scuola Radio Elettra

di Edoardo Gianfagna

Tra il 1951 e il 1995 c’era la Scuola Radio Elettra (SRE) di Torino. Era una scuola per corrispondenza ideata da un chimico, Vittorio Veglia, e da un ingegnere polacco, Tomasz Carver Paszkowski. Al massimo della sua espansione la SRE aprì distaccamenti in Francia, Germania, Spagna e nel continente africano. Offriva a tutti coloro che non avevano potuto, voluto o saputo conseguire il diploma quinquennale di periti elettronici una formazione a distanza secondo un piano di studi personalizzato in 30-50 lezioni, senza scadenze prefissate e senza limiti di età; ma soprattutto senza che l’allievo si dovesse spostare da casa, e garantendogli di fatto il successo formativo.

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La mission dello smart working


di Alessandro Della Corte

Uno degli istinti primari dell’uomo è quello di raccontare, si sa. E si sa che nei periodi di costrizione si tende, non appena possibile, a dare sfogo agli istinti. Per questi motivi il diario della quarantena è diventato un vero e proprio genere letterario, praticato da tutte le categorie di persone e a tutti i livelli. Si tratta ovviamente di una tendenza deprecabile, che andrebbe censurata da un rigido autocontrollo di tipo innanzitutto morale, ma che troppo spesso invece, in questa nostra epoca di mollezze, trionfa senza resistenze.
Questo breve pezzo non fa eccezione.

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Un brano di Giovanni Vailati

Cosa succede su Anticitera 20/02/2020

Oggi proponiamo ai lettori di Anticitera la seconda uscita della rubrica Vite perpendicolari, questa volta dedicata a due campioni mondiali di scacchi, e curata da Alessandro Della Corte. Crediamo infatti che il paragone possa essere interessante per sviluppare alcune riflessioni sui rapporti  tra gioco e sport e tra cultura specialistica e cultura condivisa. Il secondo contributo che proponiamo è un’ampia e circostanziata recensione di Francesca Romana Capone al libro di David Reich, Chi siamo e come siamo arrivati fin qui. Il DNA antico e la nuova scienza del passato dell’umanità, recentemente tradotto in italiano. Il libro riprende, tra gli altri, il tema dell’analisi della varietà umana e dei problemi che essa pone, che abbiamo già affrontato su Anticitera. Infine, nella sezione Raccolte di Testi presentiamo un breve estratto da un libro di Christopher Lasch che ha il merito di inquadrare con una certa lucidità il dibattito americano di qualche decennio fa sulla cultura di massa, fornendo a nostro avviso alcune prospettive utili ancora oggi.

 

Vite perpendicolari – II

Le analogie possono essere uno strumento comunicativo estremamente efficace. Lo sapeva bene Plutarco, che cercò di dipingere, nelle sue Vite Parallele, un’improbabile similitudine fra il suo nativo mondo greco e quello romano che lo aveva adottato. Ma forse ancor più istruttivi delle analogie sono i contrasti. Particolarmente interessanti, ad esempio, sono gli elementi di contrasto nelle vite di persone che, per i motivi più vari, possono essere sensatamente messe a confronto. In questa rubrica vogliamo appunto raccontare storie di uomini e donne più o meno noti e importanti che, a partire da rilevanti elementi condivisi, hanno conosciuto destini molto diversi.

Emanuel Lasker e Magnus Carlsen

di Alessandro Della Corte

 

 

 

 

Nel suo libro del 2007 How life imitates chess, Garry Kasparov sostiene (fin dal titolo volutamente provocatorio) che gli scacchi sono molto più di un semplice gioco e che la loro ricchezza può insegnare molto anche fuori dalla scacchiera. Kasparov si concentra soprattutto sulla dimensione individuale, cercando di tradurre la sua pluridecennale esperienza di scacchista di vertice in consigli utili all’affermazione personale. Ma il parallelo tra scacchi e realtà può spingersi molto più in là. L’evoluzione storica del gioco e della sua percezione sociale ne fanno infatti uno specchio sorprendentemente fedele, e per certi versi illuminante, della cultura coeva [1]. Le vite perpendicolari che consideriamo in questo articolo, quelle di due campioni mondiali di scacchi vissuti a più di un secolo di distanza, sono interessanti proprio per questo.

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Recensione a “Chi siamo e come siamo arrivati fin qui. Il DNA antico e la nuova scienza del passato dell’umanità” di David Reich

di Francesca Romana Capone 

Premessa

Nei primi anni ’90, Luigi Luca Cavalli Sforza, assieme a Paolo Menozzi e Alberto Piazza, pubblicava il fondamentale saggio Storia e geografia dei geni umani, che raccoglieva decenni di studi gettando le basi della moderna antropologia genetica. A distanza di meno di trent’anni, un suo giovane allievo, David Reich, ci mostra in Chi siamo e come siamo arrivati fin qui come il progresso nelle tecnologie di sequenziamento del genoma e la possibilità di studiare DNA antico abbiano in parte rivoluzionato le conclusioni tratte dal maestro.

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Cosa succede su Anticitera 16/12/2019

Proponiamo oggi ai lettori di Anticitera quattro nuovi contenuti.

Nel primo, Stefano Isola cerca di andare oltre la superficie dei tipici dibattiti pubblici su scuola e ricerca per mettere in evidenza alcuni fenomeni degenerativi del tutto macroscopici, ma solitamente oscurati dalla forma stessa di tali dibattiti, contenuta entro un orizzonte predefinito di termini e significati possibili.
L’articolo di Edoardo Gianfagna affronta, a partire dal recente Almanacco della scuola pubblicato da «MicroMega» (5/2019), il delicato tema del riformismo che ha febbrilmente interessato la scuola italiana negli ultimi decenni.
Il pezzo di Alessandro Della Corte riflette sull’ambivalente rapporto che lega le élites culturali, economiche e politiche alle classi subalterne.
Infine l’articolo di Marco Grimaldi prende posizione su un recente dibattito sulla presunta narcolessia di Dante Alighieri per suggerire alcune riflessioni di carattere generale sul rapporto tra scienze e cultura umanistica.