Simulazione?

 

vignetta_simulazioni_di Alessandro Della Corte, Stefano Isola, Lucio Russo

Il 20 dicembre 2018 il MIUR ha diffuso i modelli per la simulazione della seconda prova degli esami di maturità, tra i quali una prova-esempio che consiste in otto problemi a carattere fisico-matematico per i Licei Scientifici. Una delle novità introdotte dal Ministero per la maturità del 2019 è infatti la cosiddetta “doppia materia”, ad esempio latino-greco per i Licei Classici, inglese e lingua 3 per i Licei Linguistici e, appunto, matematica-fisica per gli Scientifici.

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Cosa succede su Anticitera 20/01/2019

Tra i luoghi comuni contrapposti che a nostro parere è importante evitare vi sono, da una parte, le sempre più vigorose tendenze antiscientifiche, che pretendono di superare la scienza (spesso etichettata con l’aggettivo “occidentale”) rivalutando superstizioni e varie forme di irrazionalismo e, dall’altra, la pretesa di identificare la verità scientifica con le affermazioni accettate dalla comunità accademica, che dovrebbero essere accolte  acriticamente, sostituendo qualche forma di “certificazione” al libero esame critico.

Siamo convinti che la difesa intransigente della razionalità sia un importante obiettivo che non può essere disgiunto da un atteggiamento critico anche verso tendenze interne alla stessa comunità scientifica. Quest’ultima, infatti, non può essere immune a fenomeni tipici di tutta la cultura contemporanea, come la crescente importanza della ricerca del consenso di massa, il dilagare delle mode e le tendenze irrazionalistiche.

Su questo tema ospitiamo due contributi che riteniamo importanti: l’intervento di Francesco Vissani che esplora un campione di recenti “sviste” dei fisici, cercando di individuarne le cause profonde, e due interventi di Angelo Vulpiani e Hykel Hosni sulla moda dilagante dei Big Data, che secondo alcuni permetterebbero di sostituire la ricerca scientifica con procedimenti automatici. Il lettore troverà il primo (scritto per Anticitera) in un articolo tra quelli che seguono questo editoriale, mentre gli altri due, già pubblicati altrove, sono stati inseriti in una pagina apposita (nel contenitore “Raccolta di testi”) insieme ad un breve saggio introduttivo dello stesso Vulpiani.

I fisici ci prendono sempre?

di Francesco Vissani

  1. Introduzione

Il titolo di questo saggio include un punto di domanda per ottemperare ad una buffa norma di retorica spesso adottata dagli scienziati che recita come segue:

ogni volta che il titolo di un saggio pone una domanda, a cui è lecito rispondere semplicemente sì o no, la risposta è sempre NO.

E così, una volta enunciata la tesi, a scapito della suspense – ma a vantaggio della chiarezza – posso passare all’introduzione vera e propria:

Una diffusa opinione è che gli scienziati e i fisici in particolare abbiano trovato un modo per prenderci sempre. Curiosamente, si tende a dar credito ad opinioni del genere proprio in quei casi in cui non si capisce assolutamente di cosa si stia parlando – quando non servirebbero riflessioni elaborate per capire che questo atteggiamento è poco ragionevole. Che la scienza (e la fisica in particolare) abbia inciso profondamente nel mondo moderno, spesso per mezzo di strumenti intellettuali nuovi e a volte complessi, non serve ribadirlo: è sotto gli occhi di tutti. Ma questo non significa che si debba rinunciare a capire di cosa si parla, specie prima di aver provato a farlo; né tanto meno che tutto quello che passa sotto il nome di scienza (specie sui media) abbia un valore comparabile alle idee che attribuiamo a Archimede, Galileo, Newton, Faraday, Riemann, Maxwell, Darwin, Einstein, Majorana, Pauli, ecc.

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Didattica della “nuova fisica”

Per concludere, mi sia concesso esprimere un auspicio. Supponiamo che nei prossimi anni queste teorie siano sottoposte a nuove verifiche e le superino brillantemente: il nostro insegnamento secondario correrà allora un serio pericolo. Alcuni professori saranno probabilmente ansiosi di dare spazio alle nuove concezioni; le novità sono così allettanti e com’è difficile non sembrare abbastanza al passo coi tempi! Vorranno almeno schiudere ai loro ragazzi ampi orizzonti, e prima di insegnar loro la meccanica ordinaria, li avvertiranno che questa ha fatto ormai il suo tempo e poteva andar bene tutt’al più per quel vecchio babbeo di Laplace. E gli studenti non prenderanno dimestichezza con la meccanica ordinaria. È bene avvertirli che questa meccanica è soltanto approssimata? Sì, ma più tardi; quando ne saranno completamente imbevuti, quando si saranno abituati a pensare solo attraverso di essa, quando non correranno più il rischio di disimpararla, allora non vi saranno inconvenienti a indicare quali sono i suoi limiti.

Tratto da J.H. Poincaré, La nuova meccanica (1908), in Scienza e metodo (trad. it. Torino, 1997).

Razze e razzismo

di Alessandro Della Corte, Stefano Isola, Lucio Russo

I am quite sure I have no race prejudice, and I think I have no color prejudices, nor caste prejudices. Indeed, I know it. I can stand any society. All I care to know is that a man is a human being — this is enough for me; he can’t be any worse.

Mark Twain

1. Gli orrori del razzismo e il ruolo degli scienziati

Il 2 settembre 1957 Judge Edward Aaron, un giovane operaio nero con un lieve ritardo mentale di Birmingham, in Alabama, venne rapito da sette esponenti di un gruppo ispirato al Ku Klux Klan e selvaggiamente picchiato con randelli metallici. Gli furono incise le lettere “KKK” nelle carni. Fu evirato e nelle ferite i suoi aguzzini versarono trementina altamente urticante. Infine, venne messo nel bagagliaio di un’auto e scaricato in un luogo isolato.

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Dominio della natura

Dominio della natura, insegnano gli imperialisti, è il senso di ogni tecnica. Ma chi vorrebbe prestar fede a un precettore armato di sferza che indicasse il senso dell’educazione nel dominio dei bambini da parte degli adulti? L’educazione non è forse in primo luogo il necessario ordine nel rapporto tra le generazioni e dunque, se di dominio si vuole parlare, il dominio non dei bambini ma di quel rapporto? Così anche la tecnica: non dominio della natura, ma dominio del rapporto tra natura e umanità.

Tratto da W. Benjamin, Strada a senso unico (trad. it. Milano, 1983, p. 68).

A proposito d’interdisciplinarità: qualche osservazione sui rapporti tra musica e scienza

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di Stefano Isola

Il fenomeno della parcellizzazione disciplinare, ovvero del frazionamento delle discipline in sotto-discipline sempre più minuscole e tra loro incomunicanti, fenomeno strettamente legato all’ipertrofia della produzione culturale specialistica in tutti i campi dello scibile umano, è uno degli aspetti più corposi e al tempo stesso più preoccupanti della crisi culturale in atto, ed è da tempo oggetto di studio anche dei sociologi della scienza. Una caratteristica preminente di questa situazione è la difficoltà crescente di esercitare un’autentica interdisciplinarità costruendo sintesi efficaci tra gli esiti di discipline diverse, senza pertanto prescindere dal controllo di ciascuna di esse. Detto altrimenti, appare sempre più remota la possibilità di pensare ed affrontare i problemi concreti nel quadro di una cultura autenticamente unitaria.

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[Immagine tratta da https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Ludovisi_throne_Altemps_Inv8570_n3_new.tif?uselang=it]