Vite perpendicolari – II

Le analogie possono essere uno strumento comunicativo estremamente efficace. Lo sapeva bene Plutarco, che cercò di dipingere, nelle sue Vite Parallele, un’improbabile similitudine fra il suo nativo mondo greco e quello romano che lo aveva adottato. Ma forse ancor più istruttivi delle analogie sono i contrasti. Particolarmente interessanti, ad esempio, sono gli elementi di contrasto nelle vite di persone che, per i motivi più vari, possono essere sensatamente messe a confronto. In questa rubrica vogliamo appunto raccontare storie di uomini e donne più o meno noti e importanti che, a partire da rilevanti elementi condivisi, hanno conosciuto destini molto diversi.

Emanuel Lasker e Magnus Carlsen

di Alessandro Della Corte

 

 

 

 

Nel suo libro del 2007 How life imitates chess, Garry Kasparov sostiene (fin dal titolo volutamente provocatorio) che gli scacchi sono molto più di un semplice gioco e che la loro ricchezza può insegnare molto anche fuori dalla scacchiera. Kasparov si concentra soprattutto sulla dimensione individuale, cercando di tradurre la sua pluridecennale esperienza di scacchista di vertice in consigli utili all’affermazione personale. Ma il parallelo tra scacchi e realtà può spingersi molto più in là. L’evoluzione storica del gioco e della sua percezione sociale ne fanno infatti uno specchio sorprendentemente fedele, e per certi versi illuminante, della cultura coeva [1]. Le vite perpendicolari che consideriamo in questo articolo, quelle di due campioni mondiali di scacchi vissuti a più di un secolo di distanza, sono interessanti proprio per questo.

Continua a leggere “Vite perpendicolari – II”

Recensione a “Chi siamo e come siamo arrivati fin qui. Il DNA antico e la nuova scienza del passato dell’umanità” di David Reich

di Francesca Romana Capone 

Premessa

Nei primi anni ’90, Luigi Luca Cavalli Sforza, assieme a Paolo Menozzi e Alberto Piazza, pubblicava il fondamentale saggio Storia e geografia dei geni umani, che raccoglieva decenni di studi gettando le basi della moderna antropologia genetica. A distanza di meno di trent’anni, un suo giovane allievo, David Reich, ci mostra in Chi siamo e come siamo arrivati fin qui come il progresso nelle tecnologie di sequenziamento del genoma e la possibilità di studiare DNA antico abbiano in parte rivoluzionato le conclusioni tratte dal maestro.

Continua a leggere

 

 

Scuola, ricerca e altri spettri

di Stefano Isola 

Può apparire stupefacente che nella gran parte delle discussioni pubbliche correnti su temi come scuola e università, e in generale sull’istruzione di massa, o sulla ricerca scientifica e la sua rilevanza sociale, si proceda quasi invariabilmente nascondendo dietro una cortina di connessioni e dettagli secondari, quando non elusivi, il fatto che l’oggetto stesso del discorso è qualcosa che, in quanto tale, fondamentalmente non funziona più, compiendo così, come ha scritto Edoardo Gianfagna, un atto di omertà di fronte al fallimento della nostra cultura.

La cortina fumogena raggiunge poi livelli inquietanti quando si proclama con compiacimento l’avvento di una sedicente “società della conoscenza” – concomitante all’esplosione delle tecnologie della comunicazione – tacendo del tutto i processi degenerativi che pure si palesano con crescente brutalità agli occhi di chiunque abbia a cuore la vitalità, e dunque la sopravvivenza, della cultura umana. E non parliamo soltanto dell’ignoranza e dell’analfabetismo funzionale dilaganti ovunque, e in modo particolare nel nostro paese, ma anche dei processi di trasformazione più o meno silenziosi che hanno investito le istituzioni fondamentali della trasmissione e della produzione della cultura, modificandole profondamente: se la scuola era un’oasi di tempo improduttivo, ora sta tramutandosi in un’appendice del sistema globale di produzione e consumo delle merci, come testimoniato tra le altre cose dal lessico economicistico, dalle pratiche d’insegnamento improntate all’intrattenimento e all’“innovazione” incessante, dalla scuola-lavoro, etc.; analogamente, se nell’università e nei centri di ricerca fino a qualche tempo fa si manteneva viva la dimensione della libera indagine intellettuale – la quale se anche stimolata da problemi concreti procede combinando metodo ed inventiva, con ampio margine d’imprevedibilità riguardo agli esiti –, oggi il termine “ricerca” significa perlopiù gestione di risorse per la messa in atto di protocolli standardizzati e finalizzati ad obiettivi specifici assegnati in partenza.

Continua a leggere “Scuola, ricerca e altri spettri”

Educare a tutto

di Edoardo Gianfagna

Ha fatto parecchio rumore il caso del docente che ha apostrofato con violenza i propri studenti che avessero osato partecipare ad una manifestazione organizzata per avversare un certo partito politico, promettendo di rendere la loro vita scolastica un inferno. Tra le molte voci indignate spiccano quelle del ministro dell’istruzione, il quale ha chiesto la verifica dei fatti e la «sospensione immediata»; e quella della vice-ministro, che ha dichiarato che «nessuno può essere discriminato per le proprie idee, tantomeno nella scuola» [1].
Pure io ho trovato deplorevole l’accaduto. È ovvio che l’avrei trovato deplorevole anche se il docente avesse parteggiato per un partito del fronte opposto. Anzi – quantunque il pessimo clima politico sia un tutt’uno con l’inciviltà di troppi italiani – giungo a credere che le persone pronte a denunciare la sfrontatezza di questo tipo d’abuso sarebbero state ugualmente numerose.

[1] Ansa.it (Emilia-Romagna), 25 novembre 2019, ore 12.59

Continua a leggere

Misurare la ricerca

di Alessandro Della Corte e Lucio Russo

Il problema di valutare in modo efficace la qualità della ricerca scientifica è ormai avvertito con crescente consapevolezza, e l’adeguatezza dei criteri puramente bibliometrici è stata sottoposta a critiche numerose e variegate. Si tratta di una questione cruciale, le cui ricadute sul “mondo reale” sono ovviamente ancora più importanti degli ingombranti effetti sulla vita lavorativa di chi fa ricerca. La questione meriterà quindi certamente un intervento più articolato su Anticitera, mentre in questo breve contributo vogliamo semplicemente fare qualche considerazione sulla base di un recente studio di Alberto Baccini, Giuseppe De Nicolao ed Eugenio Petrovich (Citation gaming induced by bibliometric evaluation: A country-level comparative analysis) pubblicato su Plos One [1] e ripreso da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 12 settembre [2] e dagli stessi autori su Roars [3].

Continua a leggere “Misurare la ricerca”

La trasmissione della conoscenza

di Edoardo Gianfagna

Una delle cose che più mi colpiscono, da quando si parla della necessità di una nuova didattica, è il contrasto tra la sicumera di coloro che mettono sotto accusa la scuola «trasmissiva» e la modestia culturale dei loro argomenti.
Che cosa è mai la scuola trasmissiva? Corrisponde al semplice, antico bisogno di raccogliere e conservare il significato delle esperienze che altri esseri umani hanno fatto prima di noi. È un’idea semplice, benché impegnativa. Si tratta di conoscere il vissuto degli individui e dei popoli del passato, anche attraverso lo studio delle loro conquiste in campo scientifico, tecnico, artistico e letterario, filosofico e religioso. Lo scopo implicito è quello di esercitare il pensiero critico sulla realtà attuale anche alla luce di quelle conoscenze.

Continua a leggere l’articolo

Umanità, tecnica e natura (ricordando lo sbarco sulla luna)

di Alessandro Della Corte, Stefano Isola e Lucio Russo

Ricorre quest’anno il cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna, e lo ricordiamo formulando una domanda i cui legami con quell’evento speriamo appariranno più chiari nel seguito.

Perché l’ideale platonico di un potere legittimato soltanto dalle superiori conoscenze dei suoi detentori sembra oggi tornato così seducente?

Continua a leggere “Umanità, tecnica e natura (ricordando lo sbarco sulla luna)”