Fotografare un buco nero

A photograph is  a  universe of dots. The grain, the halide, the little silver things clumped in the emulsion. […] This is what technology does. It peels back the shadows and redeems the dazed and rumbling past. It makes reality come true.

Don DeLillo, Underworld

 

di Alessandro Della Corte, Stefano Isola e Lucio Russo

Il 10 aprile scorso il progetto EHT (Event Horizon Telescope), un consorzio internazionale di circa duecento ricercatori e una quindicina di istituti di ricerca, ha diffuso la prima immagine mai apparsa di un buco nero ottenuta utilizzando dati osservativi e non simulando al calcolatore la soluzione di equazioni tratte dalla teoria. La notizia è stata sulle prime pagine in tutto il mondo, perfino su giornali come il Wall Street Journal e Il Sole 24 ore. Passato qualche giorno, quando il clamore è calato e altre notizie hanno fatto il giro del mondo (la Libia, Notre Dame, gli attentati in Sri Lanka), sembra il momento giusto per dedicare qualche riflessione distesa al significato dell’impresa del progetto EHT.

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I fisici ci prendono sempre?

di Francesco Vissani

  1. Introduzione

Il titolo di questo saggio include un punto di domanda per ottemperare ad una buffa norma di retorica spesso adottata dagli scienziati che recita come segue:

ogni volta che il titolo di un saggio pone una domanda, a cui è lecito rispondere semplicemente sì o no, la risposta è sempre NO.

E così, una volta enunciata la tesi, a scapito della suspense – ma a vantaggio della chiarezza – posso passare all’introduzione vera e propria:

Una diffusa opinione è che gli scienziati e i fisici in particolare abbiano trovato un modo per prenderci sempre. Curiosamente, si tende a dar credito ad opinioni del genere proprio in quei casi in cui non si capisce assolutamente di cosa si stia parlando – quando non servirebbero riflessioni elaborate per capire che questo atteggiamento è poco ragionevole. Che la scienza (e la fisica in particolare) abbia inciso profondamente nel mondo moderno, spesso per mezzo di strumenti intellettuali nuovi e a volte complessi, non serve ribadirlo: è sotto gli occhi di tutti. Ma questo non significa che si debba rinunciare a capire di cosa si parla, specie prima di aver provato a farlo; né tanto meno che tutto quello che passa sotto il nome di scienza (specie sui media) abbia un valore comparabile alle idee che attribuiamo a Archimede, Galileo, Newton, Faraday, Riemann, Maxwell, Darwin, Einstein, Majorana, Pauli, ecc.

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