Il gioco della regina degli scacchi

The sun shone, having no alternative, on the nothing new.

                                                                                  Samuel Beckett

Nella storia d’amore più famosa del Medioevo, l’amore nasce davanti alla scacchiera. La storia di Tristano e Isotta è stata raccontata molte volte; e in una delle varianti, che ha avuto particolare successo nelle arti figurative, i due giovani bevono il filtro magico che li fa innamorare l’uno dell’altro mentre giovano a scacchi. Perché gli scacchi? Perché nel Medioevo erano un tipico passatempo nobiliare, in primo luogo. Ma anche perché gli scacchi sembrano simboleggiare perfettamente il rapporto amoroso, al punto che in alcune versioni del mito Tristano e Isotta smettono di giocare solo per incominciare insieme, come si legge nel Tristano Riccardiano (una traduzione toscana del Duecento che potrebbe aver letto anche Dante), «quello giuoco», «che infino a lloro vita lo giucarono volentieri», cioè quel gioco che avrebbero giocato volentieri fino alla fine della loro vita.

Ma il potere seduttivo degli scacchi, dal Medioevo a oggi, sembra essere rimasto inalterato, come dimostra il rapidissimo successo planetario della miniserie televisiva La regina degli scacchi (The Queen’s Gambit)[1], distribuita su Netflix il 23 ottobre 2020.[2] Non solo la serie ha fatto numeri stellari in termini di visualizzazioni e ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Golden Globe 2021 per la Migliore serie Tv (Best Television Motion Picture) e per la migliore attrice (Best Actress – Television Motion Picture), ma dal momento del suo lancio gli acquisti di scacchi e scacchiere, l’iscrizione a siti e piattaforme virtuali di scacchi e gli spettatori di canali tematici su YouTube (nonché il numero di canali stessi) sono aumentati vertiginosamente.[3] Quali sono le ragioni di questo successo?

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La storia come chiave per comprendere la pandemia


di Francesca Romana Capone


Per orientarci nella pandemia attuale, più che i numerosissimi “instant book” pubblicati a tempo di record, possono essere utili letture legate a malattie del passato e, comunque, edite prima dell’emergere del COVID-19 che, necessariamente, ha mutato lo sguardo sul problema.
Vedremo, allora, quanto l’efficacia dell’azione sanitaria sia connessa ad aspetti legati alla politica, alla comunicazione, alla fiducia e, in ultima istanza, alla capacità di comprendere i limiti stessi della nostra conoscenza.

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L’ultima volontà del mercato

di Marco Grimaldi

1. La filologia dovrebbe porsi come obiettivo di ricostruire e interpretare correttamente i testi, letterari e non. Questo compito consiste talvolta nel riscoprire e nel riproporre il raro, l’antico e tutti i documenti che appaiono significativi per ragioni storiche; ma in genere sta soprattutto nel restituire ai lettori un testo il più vicino possibile all’originale, cioè, fino a prova contraria e quando non ci siano dubbi sulla natura di tale volontà, quello che si ipotizza corrispondere all’ultima volontà dall’autore.

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Recensione a “Chi siamo e come siamo arrivati fin qui. Il DNA antico e la nuova scienza del passato dell’umanità” di David Reich

di Francesca Romana Capone 

Premessa

Nei primi anni ’90, Luigi Luca Cavalli Sforza, assieme a Paolo Menozzi e Alberto Piazza, pubblicava il fondamentale saggio Storia e geografia dei geni umani, che raccoglieva decenni di studi gettando le basi della moderna antropologia genetica. A distanza di meno di trent’anni, un suo giovane allievo, David Reich, ci mostra in Chi siamo e come siamo arrivati fin qui come il progresso nelle tecnologie di sequenziamento del genoma e la possibilità di studiare DNA antico abbiano in parte rivoluzionato le conclusioni tratte dal maestro.

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Recensione a “L’aula vuota” di Ernesto Galli della Loggia

di Lucio Russo

 

Il dibattito sulla scuola, che attrae di solito molta meno attenzione di quanto meriterebbe, si è arricchito di recente di un interessante contributo di Ernesto Galli della Loggia (L’aula vuota. Come l’Italia ha distrutto la sua scuola, Marsilio, 2019), che è allo stesso tempo un saggio abbastanza documentato sulla storia della crisi della scuola italiana e un pamphlet in cui le idee dell’autore sul tema (ma anche sulla politica italiana e sulla cultura in generale) sono esposte con il consueto vigore.

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