I fisici ci prendono sempre?

di Francesco Vissani

  1. Introduzione

Il titolo di questo saggio include un punto di domanda per ottemperare ad una buffa norma di retorica spesso adottata dagli scienziati che recita come segue:

ogni volta che il titolo di un saggio pone una domanda, a cui è lecito rispondere semplicemente sì o no, la risposta è sempre NO.

E così, una volta enunciata la tesi, a scapito della suspense – ma a vantaggio della chiarezza – posso passare all’introduzione vera e propria:

Una diffusa opinione è che gli scienziati e i fisici in particolare abbiano trovato un modo per prenderci sempre. Curiosamente, si tende a dar credito ad opinioni del genere proprio in quei casi in cui non si capisce assolutamente di cosa si stia parlando – quando non servirebbero riflessioni elaborate per capire che questo atteggiamento è poco ragionevole. Che la scienza (e la fisica in particolare) abbia inciso profondamente nel mondo moderno, spesso per mezzo di strumenti intellettuali nuovi e a volte complessi, non serve ribadirlo: è sotto gli occhi di tutti. Ma questo non significa che si debba rinunciare a capire di cosa si parla, specie prima di aver provato a farlo; né tanto meno che tutto quello che passa sotto il nome di scienza (specie sui media) abbia un valore comparabile alle idee che attribuiamo a Archimede, Galileo, Newton, Faraday, Riemann, Maxwell, Darwin, Einstein, Majorana, Pauli, ecc.

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Razze e razzismo

di Alessandro Della Corte, Stefano Isola, Lucio Russo

I am quite sure I have no race prejudice, and I think I have no color prejudices, nor caste prejudices. Indeed, I know it. I can stand any society. All I care to know is that a man is a human being — this is enough for me; he can’t be any worse.

Mark Twain

1. Gli orrori del razzismo e il ruolo degli scienziati

Il 2 settembre 1957 Judge Edward Aaron, un giovane operaio nero con un lieve ritardo mentale di Birmingham, in Alabama, venne rapito da sette esponenti di un gruppo ispirato al Ku Klux Klan e selvaggiamente picchiato con randelli metallici. Gli furono incise le lettere “KKK” nelle carni. Fu evirato e nelle ferite i suoi aguzzini versarono trementina altamente urticante. Infine, venne messo nel bagagliaio di un’auto e scaricato in un luogo isolato.

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