A proposito di esami di maturità

A questi temi è stato apposto che fossero troppo facili rispetto alla estensione delle cognizio­ni che i programmi richiedono agli alunni della Sezione Fisico-Matematica. Ma noi persistiamo a credere convenirsi a tali esami piuttosto i temi facili che difficili. Imperocché questi non valgono che a cimentare l’acume dei più valenti, e confondono poi nella medesima riprovazione la moltitudine dei mediocri con gl’infimi, rendendo inevitabile la pietà degli esaminatori, la quale finisce col togliere efficacia all’esame e farlo fallire al proprio scopo. Laddove il tema facile smaschera gl’indegni, è accessibile ai mediocri, e lascia poi ai migliori l’agio di addimostrarsi tali con la scelta dei metodi più spediti ed eleganti e con l’aggiunta di giudiziose osservazioni.

Tratto dalla relazione della commissione che preparò i temi dell’esame finale della Sezione Fisico-Matematica dell’Istituto Tecnico, presieduta dall’illustre matematico Francesco D’Ovidio (1886).

La mosca nella bottiglia

“La filosofia a questo deve servire, ad aiutare la mosca ad uscire dalla bottiglia”, scrive Ludwig Wittgenstein. A me sembra che una mosca per uscire dalla bottiglia debba sapere come è fatta la bottiglia. Solo così potrà imboccare il collo della bottiglia e volarsene via, libera, nell’aria. Ma sapere com’è fatta la bottiglia quando uno ci sta dentro è una scienza molto complessa e richiede innanzitutto la consapevolezza di essere prigionieri all’interno di una bottiglia – cosa che non tutti riconoscono. E poi richiede immaginazione, molta immaginazione. Perché non è facile, standone all’interno, concepire la forma della bottiglia che ci contiene. Forse è la trasparenza del vetro che a volte, come ho detto, ci inganna e ci dà l’illusione di star fuori. Perciò dobbiamo sottrarci a questa illusione, non solo, ma anche a tutti gli altri inganni e miraggi cui siamo, consapevoli o no, sottoposti.

Tratto da Raffaele La Capria, La mosca nella bottiglia. Elogio del senso comune, Rizzoli, 1996, p.134.

Didattica della “nuova fisica”

Per concludere, mi sia concesso esprimere un auspicio. Supponiamo che nei prossimi anni queste teorie siano sottoposte a nuove verifiche e le superino brillantemente: il nostro insegnamento secondario correrà allora un serio pericolo. Alcuni professori saranno probabilmente ansiosi di dare spazio alle nuove concezioni; le novità sono così allettanti e com’è difficile non sembrare abbastanza al passo coi tempi! Vorranno almeno schiudere ai loro ragazzi ampi orizzonti, e prima di insegnar loro la meccanica ordinaria, li avvertiranno che questa ha fatto ormai il suo tempo e poteva andar bene tutt’al più per quel vecchio babbeo di Laplace. E gli studenti non prenderanno dimestichezza con la meccanica ordinaria. È bene avvertirli che questa meccanica è soltanto approssimata? Sì, ma più tardi; quando ne saranno completamente imbevuti, quando si saranno abituati a pensare solo attraverso di essa, quando non correranno più il rischio di disimpararla, allora non vi saranno inconvenienti a indicare quali sono i suoi limiti.

Tratto da J.H. Poincaré, La nuova meccanica (1908), in Scienza e metodo (trad. it. Torino, 1997).

Dominio della natura

Dominio della natura, insegnano gli imperialisti, è il senso di ogni tecnica. Ma chi vorrebbe prestar fede a un precettore armato di sferza che indicasse il senso dell’educazione nel dominio dei bambini da parte degli adulti? L’educazione non è forse in primo luogo il necessario ordine nel rapporto tra le generazioni e dunque, se di dominio si vuole parlare, il dominio non dei bambini ma di quel rapporto? Così anche la tecnica: non dominio della natura, ma dominio del rapporto tra natura e umanità.

Tratto da W. Benjamin, Strada a senso unico (trad. it. Milano, 1983, p. 68).

Scopo della neolingua

Non hai ancora capito cos’è la neolingua […] nel tuo cuore preferiresti ancora l’archelingua, con tutta la sua imprecisione e le sue innumerevoli sfumature di senso. Non riesci a cogliere la bellezza insita nella distruzione delle parole. Lo sapevi che la neolingua è l’unico linguaggio al mondo il cui vocabolario si riduce giorno per giorno? […] Non capisci che lo scopo principale a cui tende la neolingua è quello di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero? […] A ogni nuovo anno, una diminuzione nel numero delle parole e una contrazione ulteriore della coscienza. […] Sarà diverso anche tutto ciò che si accompagna all’attività del pensiero. In effetti il pensiero non esisterà più, almeno non così come lo intendiamo ora. Ortodossia vuol dire non pensare, non aver bisogno di pensare. Ortodossia e inconsapevolezza sono la stessa cosa.

Tratto da George Orwell, 1984 (trad. it. Milano, 1989, pp. 58-59)