Immagina di essere un direttore bancario a Riyadh nel 2026. Da una parte hai clienti giovani che ti chiedono come investire in Bitcoin o Ethereum. Dall'altra, hai avvertimenti ufficiali del governo che dicono chiaramente: "Niente cripto". È qui che si trova il paradosso dell'Arabia Saudita, un paese che sta investendo miliardi nella tecnologia blockchain ma mantiene divieti severi per le criptovalute tradizionali. Le istituzioni finanziarie locali non stanno navigando in acque libere; stanno cercando di non affondare in una zona grigia normativa dove la prudenza è l'unica regola d'oro.
Il contesto normativo: da SAMA al Ministero delle Finanze
Per capire perché le banche saudite sono così timide con le criptovalute, bisogna guardare alla storia recente. Tutto inizia nel 2017, quando l'Autorità Monetaria Araba Saudita (SAMA), la banca centrale del regno responsabile della stabilità finanziaria e della politica monetaria ha lanciato i primi allarmi sui rischi delle valute virtuali. Non era ancora una legge scritta su carta, ma un forte segnale di cautela.
La situazione si è fatta più rigida nel dicembre 2018. Un comitato permanente, che includeva proprio SAMA, ha dichiarato ufficialmente che le valute virtuali erano "illegali e non autorizzate" nel Regno. Poi, nel 2019, il Ministero delle Finanze ha aggiunto il suo peso, sconsigliando esplicitamente qualsiasi investimento o operazione in criptovalute, sottolineando che queste asset non avevano alcun riconoscimento legale né erano regolate da enti ufficiali.
Cosa significa questo per una banca oggi? Significa che non esiste un quadro normativo chiaro che dica "ecco come puoi accettare Bitcoin". Al contrario, c'è un silenzio assordante rotto solo da avvertimenti. Secondo quanto riportato dal Global Legal Monitor della Biblioteca del Congresso nel gennaio 2025, le criptovalute mancano di un riconoscimento formale e operano sotto un framework normativo "avverso al rischio" gestito dalla Banca Centrale Saudita e dall'Autorità dei Mercati Capitalistici (CMA).
La trappola delle leggi antiriciclaggio
Forse la parte più complicata per le istituzioni finanziarie non è il divieto diretto, ma come le leggi esistenti vengono interpretate. L'Arabia Saudita ha promulgato due leggi fondamentali: la Legge contro il Riciclaggio di Denaro (AML) nel 2017 e la Legge sulla Combattimento ai Crimini Terroristici e sul loro Finanziamento (CFT), sempre nel 2017.
Queste leggi non menzionano mai la parola "criptovaluta". Tuttavia, definiscono "fondi" in modo estremamente ampio. Parliamo di "beni tangibili e intangibili, risorse economiche o proprietà di qualsiasi valore o tipo, indipendentemente da come siano stati acquisiti, inclusi quelli ottenuti attraverso sistemi elettronici o digitali". Questa definizione è una spada di Damocle per le banche.
Se una banca permette a un cliente di spostare fondi verso un exchange di criptovalute, tecnicamente sta muovendo "risorse economiche digitali". Se quel cliente viene coinvolto in attività illecite, la banca potrebbe essere ritenuta responsabile per non aver applicato correttamente le procedure KYC (Know Your Customer) e AML, anche se non esistevano regole specifiche per le cripto. Di conseguenza, l'approccio più sicuro per le istituzioni è evitare completamente il contatto con questi asset.
| Aspetto | Settore Pubblico/Retail | Settore Istituzionale/Bancario |
|---|---|---|
| Stato Legale | Nessun riconoscimento formale, considerato rischioso | Divieto implicito per le operazioni dirette |
| Regolamentazione | Assente (zona grigia) | Sotto supervisione stretta di SAMA e CMA |
| Tecnologia Blockchain | Uso limitato agli exchange offshore | Adozione attiva per pagamenti e tokenizzazione |
| Rischio Principale | Frodi, volatilità, mancanza di tutela | Violazione delle norme AML/CFT, reputazionale |
L'ipocrisia controllata: Project Aber e la tokenizzazione
Mentre dice "no" alle criptovalute pubbliche, l'Arabia Saudita dice "sì" alla tecnologia sottostante. Questo è il cuore del dualismo saudita. Nel 2019, SAMA ha lanciato Project Aber, una valuta digitale della banca centrale (CBDC) congiunta con gli Emirati Arabi Uniti per i pagamenti transfrontalieri. Questo progetto non usa Bitcoin o Ethereum; crea una propria moneta digitale sovrana, controllata interamente dalle banche centrali.
Poi c'è la tokenizzazione. Grandi istituzioni internazionali come Goldman Sachs e Rothschild hanno iniziato a esplorare progetti di tokenizzazione in Arabia Saudita. Cosa significa? Prendono asset tradizionali, come obbligazioni o strumenti di finanziamento commerciale, e li trasformano in token digitali su una blockchain privata. Questi token sono facili da tracciare, sicuri e rispettosi delle normative esistenti.
Perché questa distinzione è cruciale? Perché le istituzioni finanziarie possono partecipare all'innovazione fintech senza toccare le criptovalute decentralizzate. La tokenizzazione rimane entro i confini regolamentari stabiliti da SAMA, mentre Bitcoin rimane fuori. Le banche saudite non vedono la blockchain come una minaccia, purché sia loro a controllare la catena.
Il mercato reale vs. la realtà normativa
C'è un enorme divario tra ciò che dicono le autorità e ciò che fanno i cittadini. Secondo il Carnegie Endowment for International Peace (maggio 2025), l'Arabia Saudita è il secondo mercato più grande e in più rapida crescita nella regione per le criptovalute. Chi guida questa crescita? I giovani. Il 63% della popolazione saudita è giovane, e molti di loro commerciano criptovalute nonostante gli avvertimenti governativi.
Questo crea un dilemma per le istituzioni finanziarie. I loro clienti vogliono servizi legati alle cripto. Ma se la banca offre questi servizi, viola le linee guida di prudence. Risultato? I sauditi usano exchange offshore, piattaforme peer-to-peer o wallet personali non regolamentati. Per le banche, questo significa perdere potenziali commissioni, ma guadagnare sicurezza legale.
Alcuni esperti, come riportati da RUE.EE nel 2025, sostengono che ci sia persino un interesse maggiore nelle Altcoin rispetto ad altre parti del mondo, suggerendo una tolleranza al rischio più alta tra i residenti. Tuttavia, senza dati quantitativi solidi, questa rimane un'osservazione di mercato piuttosto che un fatto normativo. Ciò che è certo è che l'adozione grassroots (dal basso) continua a crescere, creando tensione con le restrizioni dall'alto.
Cosa aspettarsi nel futuro prossimo
Le cose cambieranno? Probabilmente sì, ma lentamente. L'Arabia Saudita sta seguendo una via cauta, influenzata anche da considerazioni legate alla Sharia islamica. Alcune fatwa hanno confermato che le operazioni con Bitcoin possono corrispondere ai principi della Sharia, ma manca una posizione ufficiale unificata da parte degli alti leader religiosi che possa guidare una legislazione chiara.
Il modello probabile non sarà un'improvvisa liberalizzazione delle criptovalute, ma un'integrazione graduale della tecnologia blockchain nei sistemi finanziari tradizionali. Immagina un futuro in cui SAMA emetta una sua valuta digitale (più avanzata di Project Aber) e permetta alle banche di offrire prodotti derivati basati su asset reali tokenizzati. Le criptovalute speculative come Bitcoin potrebbero rimanere ai margini, trattate come beni di lusso o investimenti speculativi esterni al sistema bancario principale.
Per ora, il messaggio per le istituzioni finanziarie resta invariato: attenzione. Non usare il nome del Regno per marketing di criptovalute (rischio di azione legale). Non integrare wallet crypto nei tuoi app banking (rischio AML). Concentrati invece sulla partnership con SAMA per l'innovazione blockchain istituzionale.
Domande Frequenti (FAQ)
Le criptovalute sono illegali in Arabia Saudita?
Non esiste una legge specifica che dichiari esplicitamente "Bitcoin è illegale", ma il Comitato Permanente del 2018 ha dichiarato le valute virtuali "illegali e non autorizzate". In pratica, operano in una zona grigia dove sono sconsigliate dalle autorità e prive di riconoscimento legale. Per le istituzioni finanziarie, il trattamento de facto è quello di evitarle.
Possono le banche saudite accettare pagamenti in criptovalute?
Attualmente, no. SAMA e il Ministero delle Finanze hanno avvertito contro qualsiasi operazione o investimento in criptovalute poiché non sono regolate da enti ufficiali. Le banche rischiano sanzioni per violazione delle norme antiriciclaggio (AML) se facilitano transazioni in asset non monitorati.
Cos'è Project Aber e come influisce sul mercato?
Project Aber è una valuta digitale della banca centrale (CBDC) lanciata nel 2019 in collaborazione con gli Emirati Arabi Uniti. Serve a modernizzare i pagamenti transfrontalieri tra le due nazioni. Mostra che l'Arabia Saudita vuole adottare la tecnologia blockchain, ma sotto stretto controllo statale, separandola dalle criptovalute private.
Quali sono i rischi principali per le istituzioni finanziarie?
I rischi includono azioni legali per uso improprio del nome del Regno nel marketing crypto, sanzioni per mancata conformità alle leggi AML/CFT (poiché le cripto sono definite come "risorse digitali"), e danni reputazionali. Inoltre, la mancanza di un quadro normativo chiaro rende impossibile assicurarsi adeguatamente contro le perdite.
C'è spazio per la tokenizzazione degli asset in Arabia Saudita?
Sì, anzi è incoraggiata. Banche globali come Goldman Sachs stanno esplorando la tokenizzazione di asset tradizionali (obbligazioni, trade finance) su blockchain private. Questo processo è visto come innovativo e sicuro, poiché rimane entro i confini regolamentari di SAMA, a differenza delle criptovalute decentralizzate.
Come reagisce la popolazione giovane alle restrizioni?
Nonostante gli avvertimenti, l'adozione è forte. Con il 63% della popolazione che è giovane, molti sauditi commerciano criptovalute tramite piattaforme offshore o metodi peer-to-peer. Questo crea un mercato parallelo vibrante che le istituzioni finanziarie tradizionali faticano a catturare legalmente.
La Sharia islamica vieta le criptovalute?
La questione è dibattuta. Alcuni studiosi vedono problemi legati alla volatilità e alla mancanza di backing fisico (riba/ghehar), mentre altri, come citato da alcune fonti, hanno emesso fatwa favorevoli. Tuttavia, manca una posizione ufficiale unificata dello Stato saudita che risolva definitivamente il dubbio religioso, lasciando spazio alla prudenza normativa.