Perché la blockchain potrebbe cambiare il modo in cui votiamo
Immagina di poter votare da qualsiasi parte del mondo, sapendo con certezza che il tuo voto è stato registrato, non è stato alterato e non può essere cancellato. Nessun conteggio manuale, nessuna sospetta manipolazione, nessun buco nero nei server centrali. Questo non è un sogno futuristico: è la promessa dei sistemi elettorali basati su blockchain. E già oggi, in alcune zone del mondo, questa tecnologia sta facendo i primi passi concreti.
La blockchain non è solo la tecnologia che sta dietro alle criptovalute. È un registro digitale distribuito, immutabile e trasparente. Ogni voto registrato su una blockchain diventa un blocco permanente, collegato criptograficamente a tutti gli altri. Non puoi modificarlo senza alterare l’intera catena - e questo richiederebbe il controllo della maggioranza dei computer della rete, un’impresa impossibile in una rete ben progettata.
Questo è il cuore del vantaggio: trasparenza senza compromessi. Con un sistema tradizionale, devi fidarti che le autorità elettorali non commettano errori o trucchi. Con la blockchain, chiunque può verificare che il voto sia stato registrato correttamente, senza sapere chi l’ha espresso. È come avere un registro pubblico dove tutti possono controllare che non manchi nessun biglietto, ma nessuno può vedere chi ha votato per chi.
Cosa c’è dentro un sistema di voto blockchain
Un sistema di voto basato su blockchain non è un’app semplice da scaricare. È un’architettura complessa fatta di cinque componenti chiave. Primo: la verifica dell’identità. Gli elettori devono essere autenticati in modo sicuro, spesso con certificati digitali o biometria, per evitare che qualcuno voti al posto di un altro. Secondo: i nodi della rete blockchain, che in genere usano Ethereum, devono essere distribuiti in diversi luoghi geografici per evitare un singolo punto di fallimento. Ogni nodo richiede almeno 4 GB di RAM e 100 GB di spazio disco.
Terzo: gli smart contract, scritti in Solidity, che gestiscono automaticamente il processo di voto - dall’apertura delle urne alla chiusura, dal conteggio alla pubblicazione dei risultati. Quarto: l’interfaccia per gli elettori, accessibile da smartphone o computer, che deve essere semplice ma sicura. Quinto: i protocolli di miscelazione crittografica, che nascondono il collegamento tra l’elettore e il voto, garantendo l’anonimato.
Il tempo di conferma di un voto su una rete test Ethereum è di 15-30 secondi. La verifica completa, da parte di un cittadino, richiede meno di due minuti. Questo è più veloce di molti sistemi elettorali tradizionali che richiedono giorni per il conteggio manuale. E la sicurezza? Usa standard AES-256 per la crittografia e proof-of-stake (dopo il passaggio di Ethereum nel 2022), che riduce il consumo energetico del 99,95% rispetto ai vecchi sistemi di mining.
Perché non lo usiamo già in tutta l’Europa?
Perché non è facile. La tecnologia ha dei limiti reali, non solo teorici. Il principale ostacolo è la scalabilità. Ethereum, anche se migliorato, gestisce circa 15 transazioni al secondo. Per un’elezione nazionale con milioni di votanti, ne servono almeno 10.000 al secondo. Non esiste ancora una rete blockchain in grado di farlo senza ritardi o costi proibitivi.
Un altro problema è l’identità. Come si fa a verificare che sia davvero Maria a votare, senza rivelare chi ha scelto? I sistemi usano zero-knowledge proofs - dimostrazioni matematiche che confermano l’idoneità senza svelare dati personali. Ma questi sistemi sono complessi da implementare e richiedono anni di test.
Le elezioni pilota hanno dato risultati contrastanti. Nel 2024, la contea di Boulder in Colorado ha sperimentato un sistema blockchain per 12.347 voti. Zero incidenti di sicurezza. Ma nel 2020, in West Virginia, un sistema simile ha registrato solo 144 voti in due contee. Perché? Gli elettori non riuscivano a capire come usarlo. La tecnologia non è il problema. È l’utente.
Confronto con i sistemi tradizionali
Le macchine elettorali tradizionali, usate negli Stati Uniti dagli anni 2000, sono centralizzate. Un solo server contiene tutti i voti. Se viene violato, tutto può essere alterato. La blockchain elimina questo rischio: i dati sono distribuiti su centinaia di nodi. Secondo uno studio AIP Publishing del 2024, questo riduce la superficie di attacco del 73%.
Ma non è tutto perfetto. I sistemi internet tradizionali, come quello svizzero, hanno un’integrità del 92%. I sistemi blockchain raggiungono il 100% grazie all’immutabilità. Tuttavia, il costo è molto più alto: da 500.000 a 2 milioni di dollari per un pilota nazionale, contro 200.000 per un sistema internet standard. E i tempi di implementazione? Da 6 a 12 mesi, contro 3-6 mesi.
La NIST, l’ente americano per gli standard tecnologici, ha concluso nel 2024 che “nessun sistema blockchain attuale soddisfa gli standard federali per un’elezione nazionale”. Non perché la tecnologia sia sbagliata, ma perché non è ancora pronta per un contesto reale, su larga scala, con milioni di utenti non tecnici.
Chi sta usando la blockchain per votare, oggi?
Non sono i governi nazionali. Sono le aziende. Nasdaq ha usato la sua piattaforma Linq dal 2015 per gestire oltre 10.000 voti di azionisti ogni anno. È semplice: azionisti registrati, identità verificate, voto registrato su blockchain. Nessun problema di scalabilità. Nessun bisogno di milioni di votanti.
In Estonia, il sistema i-Voting (non puramente blockchain, ma digitale) ha gestito il 44% dei voti nelle elezioni del 2019. Gli utenti lo trovano rapido: un cittadino ha scritto su Reddit che ha votato dalla Thailandia in 47 secondi. Ma anche qui, i critici puntano il dito: “La blockchain non risolve il problema della coercizione. Se qualcuno ti costringe a votare davanti a te, non puoi nascondere il tuo voto.”
In Sierra Leone, nel 2018, un esperimento ha ottenuto l’87% di soddisfazione per la trasparenza, ma il 63% degli elettori ha trovato il sistema troppo difficile da usare. Non è un problema di tecnologia. È un problema di educazione digitale.
Il futuro: ibrido, lento, ma inevitabile
La strada più realistica non è sostituire le urne di carta. È integrare la blockchain dove serve di più: per i voti degli espatriati, dei militari, dei disabili. Dove il voto tradizionale è impossibile o molto costoso, la blockchain può essere un’alternativa sicura.
Il prossimo passo? Sistemi ibridi. Gli esperti del MIT stanno sviluppando modelli “end-to-end verifiable”, dove l’elettore può controllare che il suo voto sia stato contato, senza rivelare a chi l’ha dato. È come avere un codice di tracciamento per il tuo voto - come quando spedisci un pacco e sai esattamente dove è.
L’Unione Europea sta lavorando al framework eIDAS 2.0, che entrerà in vigore nel giugno 2026. Questo stabilirà standard di certificazione per i sistemi di voto digitale, inclusi quelli blockchain. È un segnale chiaro: l’Europa non li bloccherà, ma li regolerà.
Le previsioni del mercato sono esplosive: da 187,5 milioni di dollari nel 2023 a 1,2 miliardi nel 2028. Ma la maggior parte di questo valore arriverà dalle aziende, non dai governi. Le elezioni nazionali rimarranno un terreno difficile. Non perché la tecnologia non funzioni, ma perché la democrazia non può permettersi errori. E la tecnologia, per ora, non è abbastanza semplice, abbastanza sicura, abbastanza accessibile per tutti.
Le domande che nessuno ti fa
Se la blockchain è così sicura, perché non la usiamo già? Perché la sicurezza non è solo tecnica. È sociale. È psicologica. È politica. Un sistema perfetto non serve se la gente non lo capisce. E se la gente non lo capisce, non ci crede.
La blockchain non risolve il problema della disinformazione, della manipolazione dell’opinione pubblica, della disuguaglianza digitale. Risolve un problema tecnico: la tracciabilità dei voti. Ma la democrazia ha bisogno di più di questo. Ha bisogno di fiducia. E la fiducia non si costruisce con codici crittografici. Si costruisce con trasparenza, con educazione, con tempo.
Il futuro del voto non è la blockchain. È un sistema che la usa, insieme alla carta, al controllo umano, alla verifica indipendente. Un sistema che non cerca di essere perfetto, ma che cerca di essere affidabile. E forse, tra 10 anni, voteremo con un’app sul telefono, ma avremo ancora un foglio di carta da controllare, per essere sicuri.
La verità più semplice
La blockchain non rende il voto più democratico. Lo rende più tracciabile. E a volte, essere tracciabili è più importante di essere semplici. Ma non bisogna scambiare la tecnologia per la democrazia. La democrazia è la voce della gente. La tecnologia è solo il mezzo per farla sentire.
La blockchain può essere hackerata?
La rete blockchain stessa è estremamente difficile da hackerare perché i dati sono distribuiti su centinaia di computer e ogni modifica richiede il controllo della maggioranza della rete. Tuttavia, gli attacchi non avvengono sulla blockchain, ma sulle interfacce degli utenti: smartphone compromessi, phishing, malware. Se il tuo telefono è infettato, un hacker può forzarti a votare in un certo modo. La tecnologia è sicura, ma l’utente no.
Perché l’Italia non ha ancora provato un sistema di voto blockchain?
L’Italia ha un sistema elettorale molto conservativo, con una forte fiducia nel voto cartaceo. Inoltre, non esiste ancora un quadro normativo chiaro per l’uso della blockchain nelle elezioni. Il governo ha preferito concentrarsi su miglioramenti minori, come il voto per corrispondenza per gli elettori all’estero. La mancanza di esperienza tecnica tra gli uffici elettorali e il timore di contestazioni legali hanno frenato ogni sperimentazione.
È più costoso implementare la blockchain rispetto al voto cartaceo?
Sì, molto di più. Un’elezione cartacea costa circa 10-15 euro a voto per l’organizzazione logistica. Un sistema blockchain per un pilota nazionale richiede tra 500.000 e 2 milioni di euro, anche se poi i costi operativi scendono. Ma il costo iniziale è proibitivo per paesi con budget limitati. Per questo, la blockchain è più adatta a contesti ristretti, come le elezioni aziendali o i referendum locali.
I voti sulla blockchain sono anonimi?
Sì, ma solo se il sistema è progettato bene. Usando protocolli come i zero-knowledge proofs e i mixing protocols, il voto è collegato a un codice criptato, non al tuo nome. Tuttavia, se l’identità è verificata in modo troppo legato al voto (ad esempio, con un certificato digitale univoco), c’è il rischio di tracciabilità. La vera sfida è separare l’identità dal voto senza compromettere la sicurezza.
La blockchain è più ecologica del voto cartaceo?
Sì, dopo il passaggio di Ethereum al proof-of-stake nel 2022, il consumo energetico è calato del 99,95%. Un voto blockchain consuma meno energia di un’email. Il voto cartaceo richiede carta, stampa, trasporto, personale, elettricità per i seggi. La blockchain, se ben gestita, è molto più sostenibile. Ma bisogna considerare l’intero ciclo di vita: dispositivi elettronici, server, manutenzione. Il vantaggio ambientale è reale, ma non infinito.