Mercato criptovalute sotterraneo in Algeria dopo il divieto totale del 2025

Mercato criptovalute sotterraneo in Algeria dopo il divieto totale del 2025

Algeria ha bandito le criptovalute. Ma il mercato non è scomparso.

Il 24 luglio 2025, l’Algeria ha introdotto la legge più severa al mondo sulle criptovalute. La legge n. 25-10 ha reso illegale tutto: comprare, vendere, detenere, scambiare, minare, pubblicizzare o usare le criptovalute come mezzo di pagamento. La pena? Fino a un anno di prigione e multe che vanno da 200.000 a 2 milioni di dinari algerini (da 1.500 a 14.700 dollari). Eppure, a due anni da quel divieto, le criptovalute non sono scomparse. Sono solo passate sottoterra.

Prima del 2025, l’Algeria era uno dei mercati più attivi del Nord Africa per le criptovalute. Secondo un rapporto Chainalysis del 2024, milioni di algerini usavano Bitcoin e Ethereum per risparmiare, inviare denaro all’estero o sfuggire all’inflazione. Quando il governo ha chiuso ogni porta, non ha eliminato la domanda. L’ha spinta nell’ombra.

Come funziona il mercato nero delle criptovalute in Algeria?

Non ci sono piattaforme ufficiali, non ci sono exchange locali, non ci sono bancomat per Bitcoin. Ma ci sono persone. E dove ci sono persone che vogliono qualcosa, nasce un mercato.

La maggior parte delle transazioni avviene tramite peer-to-peer: due persone si incontrano in un caffè, si scambiano codici QR via Telegram, e si trasferiscono denaro in contanti o attraverso conti bancari separati. Alcuni usano app di messaggistica crittografate come Signal o Wire per organizzare gli scambi. Non si parla di criptovalute in pubblico. Si usano gergi come "fatture digitali" o "transazioni online" per nascondere la vera natura dell’operazione.

Per accedere agli exchange internazionali come Binance o Kraken, gli utenti devono usare VPN. Ma non basta. Devono creare account con documenti falsi, usare indirizzi email temporanei, e mai collegare il loro vero nome a nessuna transazione. Alcuni usano stablecoin come USDT o USDC per conservare il valore: sono più facili da trasferire, meno volatili, e più difficili da tracciare rispetto al Bitcoin.

Le operazioni sono lente, costose e rischiose. Ogni scambio richiede ore di preparazione. Ogni transazione ha un premio di rischio: chi vende Bitcoin chiede il 15-30% in più rispetto al prezzo globale, perché deve coprire il rischio di essere beccato. Chi compra paga di più, ma non ha protezioni legali. Se ti fregano, non puoi denunciare. Se il tuo wallet viene rubato, non c’è banca che ti rimborsi.

Chi partecipa a questo mercato nero?

Non sono solo i giovani che speculano. Sono i lavoratori che inviano denaro ai familiari all’estero. Sono i commercianti che non possono usare i sistemi bancari tradizionali perché le banche rifiutano i loro pagamenti. Sono gli studenti che vogliono pagare corsi online senza dover passare per un intermediario costoso.

Chi ha accesso a internet veloce, a una carta di credito estera, e a un minimo di competenze tecniche ha più probabilità di sopravvivere in questo mercato. Chi non ha queste risorse è escluso. Il divieto non ha fermato l’uso delle criptovalute: l’ha reso un privilegio per pochi.

Le famiglie che vivono fuori dall’Algeria, in Francia o in Canada, hanno creato reti informali per inviare denaro ai loro cari. Usano conti bancari di terze parti, prepagate, o addirittura acquistano Bitcoin in Europa e lo consegnano di persona a un contatto in Algeria. È un sistema fatto di fiducia, non di codice.

Uno studente usa una VPN su un laptop per accedere a un exchange di criptovalute in camera da letto al buio.

Il rischio non è solo legale. È esistenziale.

Essere beccati non significa solo una multa. Significa un crimine permanente sul tuo record. Significa non poter più lavorare in pubblica amministrazione, non poter viaggiare all’estero senza rischiare di essere fermato, non poter aprire un conto bancario per anni.

Alcuni utenti hanno raccontato di essere stati contattati dalla polizia dopo che un loro contatto ha parlato. Altri hanno perso migliaia di dollari perché un “partner” di scambio ha scomparso dopo aver ricevuto il denaro. Non ci sono recensioni, non ci sono feedback, non ci sono garanzie. Il mercato nero non ha regole. Ha solo paura.

La polizia non ha ancora arrestato centinaia di persone. Ma non serve. Basta che qualcuno venga preso. Basta che un caso venga reso pubblico. La paura è l’arma più potente del governo. E funziona.

Perché il governo ha fatto questo?

L’Algeria dice di voler proteggere i cittadini dalle truffe e dal riciclaggio. Dice di voler preservare la sovranità monetaria. Ma la realtà è più semplice: il governo non controlla le criptovalute. E non vuole perdere il controllo.

Le criptovalute permettono alle persone di operare al di fuori del sistema bancario statale. E in un paese dove il 60% della popolazione ha meno di 30 anni, dove l’inflazione è al 12% e i salari non crescono, questo è pericoloso. Se le persone possono trasferire denaro senza passare per la Banca d’Algeria, il governo perde potere.

La legge del 2025 è stata ispirata dalle linee guida del FATF, l’organizzazione internazionale contro il riciclaggio. Ma il FATF non chiede di bandire le criptovalute. Chiede di regolarle. L’Algeria ha scelto la strada più dura: cancellare, non controllare.

Mani che passano monete digitali attraverso catene di controllo statale, in un network sotterraneo simbolico.

Il mercato nero resisterà? E per quanto?

La storia insegna che i divieti totali non funzionano. La Cina ha bandito le criptovalute nel 2021. Eppure, oggi, milioni di cinesi le usano ancora, attraverso reti nascoste e tecnologie avanzate. Lo stesso vale per l’Iran, la Nigeria, la Russia.

In Algeria, il mercato nero è più piccolo, più lento, più rischioso. Ma non è morto. E non morirà finché ci sarà bisogno. Finché le persone avranno bisogno di inviare denaro, di risparmiare, di accedere a beni e servizi che il sistema statale non offre.

La tecnologia sta migliorando. Le criptovalute privacy come Monero o Zcash diventano più accessibili. I wallet decentralizzati non richiedono più identità. I protocolli peer-to-peer come Bisq o LocalMonero permettono di scambiare senza intermediari. Il governo non può fermare il progresso tecnologico. Può solo renderlo più costoso, più pericoloso, più esclusivo.

Se l’Algeria non cambierà rotta, il mercato nero diventerà sempre più sofisticato. E sempre più difficile da controllare. Il governo pensa di aver vinto. Ma ha solo spostato il problema da una stanza illuminata a una buia. E nelle tenebre, il controllo diventa più difficile.

Cosa succederà nei prossimi anni?

Se l’economia algerina non migliora, se l’inflazione continua, se i giovani rimangono disoccupati, la domanda di criptovalute crescerà. Anche se è illegale. Anche se è pericoloso.

Il governo potrebbe iniziare a fare concessioni. Forse permetterà l’uso delle stablecoin per i pagamenti internazionali. Forse creerà un “token digitale statale” per sostituire le criptovalute. Ma se lo farà, sarà troppo tardi. La fiducia nel sistema è già rotta.

Per ora, l’Algeria è un laboratorio di repressione finanziaria. E il mercato nero delle criptovalute è la sua risposta silenziosa. Non è una rivoluzione. È un sussurro. Ma in un paese dove si parla poco, anche un sussurro può diventare un urlo.

È illegale possedere Bitcoin in Algeria anche se non lo si usa?

Sì. La legge n. 25-10 del 2025 vieta esplicitamente la detenzione di criptovalute, indipendentemente dall’uso. Anche se hai Bitcoin in un portafoglio e non li scambi mai, sei tecnicamente in violazione della legge. Il governo considera la semplice proprietà come un reato.

Posso essere arrestato per aver comprato Ethereum su un exchange straniero?

Sì, se le autorità riescono a dimostrare che l’operazione è avvenuta da un indirizzo IP algerino. Anche se l’exchange è all’estero, l’uso di una VPN non ti protegge completamente. La polizia può tracciare i pagamenti bancari, i dati dei dispositivi e i contatti di rete. Gli arresti sono rari, ma non impossibili.

Perché le persone usano le stablecoin invece del Bitcoin?

Le stablecoin come USDT sono più stabili e più facili da usare per trasferire valore. Il Bitcoin è troppo volatile per chi vuole risparmiare o pagare fatture. Le stablecoin si comportano come dollari digitali, senza bisogno di un conto bancario. Sono anche più difficili da tracciare rispetto alle transazioni Bitcoin pubbliche.

C’è un modo legale per usare le criptovalute in Algeria?

No. Non esiste alcuna eccezione legale. Nemmeno per i progetti blockchain, l’istruzione o la ricerca. Anche le aziende che sviluppano tecnologie legate alle criptovalute devono operare in segreto o all’estero. Il divieto è totale e non ammette deroghe.

Come fanno gli algerini a inviare denaro all’estero senza criptovalute?

Molti usano servizi di trasferimento tradizionali come Western Union o MoneyGram, ma sono costosi e lenti. Altri usano conti bancari all’estero di parenti o amici, o pagano attraverso carte prepagate. Alcuni ricorrono a corrieri fisici che portano contanti. Tutti questi metodi sono più costosi e meno sicuri delle criptovalute.

Charlotte McCarthy
Charlotte McCarthy

Lavoro come consulente blockchain e ricercatrice in criptovalute per startup e fondi. Mi piace spiegare la tokenomics e scrivere articoli su coin e airdrop con un taglio pratico. Parlo a conferenze e costruisco community intorno a progetti web3.

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