Fotografare un buco nero

A photograph is  a  universe of dots. The grain, the halide, the little silver things clumped in the emulsion. […] This is what technology does. It peels back the shadows and redeems the dazed and rumbling past. It makes reality come true.

Don DeLillo, Underworld

 

di Alessandro Della Corte, Stefano Isola e Lucio Russo

Il 10 aprile scorso il progetto EHT (Event Horizon Telescope), un consorzio internazionale di circa duecento ricercatori e una quindicina di istituti di ricerca, ha diffuso la prima immagine mai apparsa di un buco nero ottenuta utilizzando dati osservativi e non simulando al calcolatore la soluzione di equazioni tratte dalla teoria. La notizia è stata sulle prime pagine in tutto il mondo, perfino su giornali come il Wall Street Journal e Il Sole 24 ore. Passato qualche giorno, quando il clamore è calato e altre notizie hanno fatto il giro del mondo (la Libia, Notre Dame, gli attentati in Sri Lanka), sembra il momento giusto per dedicare qualche riflessione distesa al significato dell’impresa del progetto EHT.

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The Biggy

Dicembre 1987. Ho appena letto il «Los Angeles Times». Un articolo sul terremoto atteso da anni sulla costa del Pacifico e che dovrebbe arrivare dal Messico per giungere fino all’Alaska. Dato che se ne parla oramai da decenni, di fatto già dal terremoto di San Francisco, questa catastrofe è già familiare, perciò, di fatto, qualcosa che appartiene ormai al passato, e che per via di questo slittamento temporale ha perso la sua minacciosità. Ma non è tutto. La minimizzazione procede così oltre che l’immensamente grande e terribile è stato linguisticamente trasformato in un diminutivo. Nelle lingue anglosassoni, in particolare in americano, basta aggiungere una Y alla fine di una parola perché ogni essenza, cosa o evento, perfino quelli mostruosi, diventino qualcosa di innocuo, addirittura di carino. Da Ronald per esempio si ricava il più affettuoso «Ronny». Ugualmente, già oggi, si trasforma affettuosamente la catastrofe continentale attesa per domani o per dopodomani in qualcosa di gentile. E siccome questa rimane – giacché la massima «small is beautiful» non si è ancora completamente affermata – qualcosa di grosso, essa è appunto «big». Questa grandezza è però qualcosa di gentile e di piccolo allo stesso tempo, tanto che l’immensa catastrofe viene già oggi chiamata «The Biggy» nel L.A.-Times. E questo vezzeggiativo, che sul primo momento non avevo compreso, viene utilizzato e ripetuto con una disinvoltura tale che è evidente: il L.A.-Times si aspetta che ogni lettore abbia dimestichezza con questa espressione. Che cosa sono, dunque, le menzogne di singoli nostri simili, in confronto alla bugiardaggine di una lingua mondiale?
Tratto da Günther Anders, Brevi scritti sulla fine dell’uomo (trad. it. Trieste, 2016, pp. 81-83).

Cosa succede su Anticitera 31/03/2019

Inauguriamo oggi la prima rubrica di Anticitera: Vite perpendicolari. In questa uscita Lucio Russo tratteggia brevemente le biografie e le sorti postume di Alfredo Pizzoni e Sabato Visco, che ci sembrano interessanti e perfino istruttive per ragioni che speriamo saranno condivise dai nostri lettori.

Proponiamo inoltre, in una pagina apposita, un breve scritto (in francese) di uno dei più importanti matematici del XX secolo, Alexander Grothendieck, che divenne famoso al di fuori degli ambienti scientifici per aver rifiutato per ragioni etiche il prestigioso (e sostanzioso) Crafoord Prize. Grothendieck riflette sul ruolo e sul significato sociale della ricerca scientifica.

 

Vite perpendicolari – I

Le analogie possono essere uno strumento comunicativo estremamente efficace. Lo sapeva bene Plutarco, che cercò di dipingere, nelle sue Vite Parallele, un’improbabile similitudine fra il suo nativo mondo greco e quello romano che lo aveva adottato. Ma forse ancor più istruttive delle analogie sono i contrasti. Particolarmente interessanti e istruttivi, ad esempio, sono gli elementi di contrasto nelle vite di persone che, per i motivi più vari, possono essere sensatamente messe a confronto. In questa rubrica vogliamo appunto raccontare storie di uomini e donne più o meno noti e importanti che, a partire da rilevanti elementi condivisi, hanno conosciuto destini molto diversi.

 

Alfredo Pizzoni e Sabato Visco

di Lucio Russo

Sabato Visco

Sabato Visco nasce il 9 aprile 1888 nel profondo Sud, a Torchiara, un paese del Cilento. Sei anni più tardi, il 20 febbraio 1894, nel profondo Nord, a Cremona, vede la luce Alfredo Pizzoni. Vengono entrambi da famiglie di alto livello sociale, nei diversi contesti: il padre di Pizzoni è un ufficiale (sarà generale nella Grande Guerra), mentre la famiglia Visco (che aveva attivamente partecipato al Risorgimento) è una delle più illustri di Torchiara: tra le principali attrazioni del paese oggi indicate ai turisti è il Palazzo Visco, del XIX secolo [1]. I ragazzi sono entrambi educati all’amore per la patria e per gli studi, nei quali tutti e due hanno risultati brillanti, pur scegliendo direzioni radicalmente diverse.

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Tre aforismi di Nicolás Gómez Dávila

Lo stupido non si turba quando gli dicono che le sue idee sono false, ma quando insinuano che sono passate di moda.

La società moderna si concede il lusso di tollerare che tutti dicano ciò che vogliono perché oggi, di fondo, tutti pensano allo stesso modo.

Convincere chi ha opinioni proprie è facile, ma nessuno convince chi sostiene opinioni altrui. Nessuno si aggrappa tanto alle proprie opinioni quanto colui che è solamente l’eco dell’epoca in cui vive.

Tratte da Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, Adelphi, 2001.

Cosa succede su Anticitera 10/03/2019

Interveniamo oggi con due brevi articoli. Il primo affronta alcuni aspetti del rapporto tra scienza e democrazia, un tema oggi molto dibattuto, ma sul quale è particolarmente acuta la tendenza a costruire  tifoserie contrapposte che spesso precludono una visione dei problemi di fondo. Il secondo articolo discute le ragioni storiche del crollo della scienza italiana nel XVII secolo, evidenziandone soprattutto le radici materiali, economiche e sociali, oltre la vulgata che vi vede un fenomeno eminentemente ideologico-religioso.

Scienza e democrazia

 di Stefano Isola e Lucio Russo

Tra gli argomenti che negli ultimi anni dividono l’opinione pubblica in due tifoserie contrapposte, vi è l’atteggiamento verso la scienza e, in particolare, i suoi rapporti con la democrazia.

La tradizionale fiducia verso la scienza, sorretta da un diffuso atteggiamento positivistico e da un più generale apprezzamento del ruolo degli intellettuali, è stata sostituita in larga parte dell’opinione pubblica da un atteggiamento critico che contrappone alla scienza, spesso qualificata dispregiativamente con aggettivi come “ufficiale” o “occidentale”, visioni alternative di diversa origine, spesso esotica.

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